Le inondazioni di Aversa del 1727 e del 1852

Antonio Marino Per la particolare positura del territorio, declinante da sud verso nord, la nostra Aversa è stata sempre sottoposta a periodiche alluvioni. Questo principalmente nei secoli passati quando la furia turhinosa delle acque ha originato vere e proprie inondazioni. Le quali, trovando la citta indifesa, hanno causato talvolta ingenti danni con consistenti perdite non solo di animali e di cose.

Una delle piu disastrose, per quanto ci è dato sapere, è stata quella che colpì la nostra zona nell’anno 1727, le cui conseguenze si fecero sentire a lungo nel tempo. Tanto che la sua eco, traversando la cronaca, è giunta fino a noi che la sunteggiamo per gli affezionati amici e lettori.

Durante la notte, tra il sette e l’otto Ottobre del su accennato anno, cadde tanta di quella pioggia (mista a lampi e tuoni) che la terra non seppe trattenerla e che, scendendo vorticosamente dalla piu alta zona del giuglianese, invase letteralmente Aversae dintorni. II tutto accompagnato da paurose rafftche di vento, che sembrava impazzito, e dal fragoroso nimore della roba trasportata che, nella sua furiosa corsa, batteva contro le mura, i portoni e le imposte dei caseggiati attraversati.

II torrente di lava (mista a fanghiglia) penetro in Aversa, gia gravida d’acqua. proveniente dal tenimento del Cerigliano e s’insedio nei quartieri piu bassi rasentando il Lemitone.

In modo particolare ridusse a pantano quelli di Savignano con le adiacenze e di S. Audeno, dove i bassi dovettero essere frettolosamente evacuati dalla gente impaurita… come vennero abbandonati quelli dei rioni di S. Nicola e di Porta Nova. L’alba uggiosa del giovedl seguente spuntò su uno spettacolo desolante che poteva essere ancora peggiore se non si fossero aperte, fortunatamente, a monte (nel giuglianese) delle voragini profonde che inghiottirono grandi quantita d’acqua.

La conta dei molti danni fu assai penosa, nei giorni seguenti, e grande la costernaziona della popolazione che, con a capo il veseovo, si affido ai Santi protettori. Interi nuclei familiari (parliamo della povera gente), dopo aver perso quasi tutto quel poco che avevano, dovettero affrontare la carestia degli anni seguenti… dovuta alla conseguente penuria dei raccolti, causata da’ l’inzuppamento” del terreno agricolo.

Alcuni di loro riuscirono fortunosamentee a vivacchiare, come suol dirsi, di rendita con la roba che, trasportata dall’acqua, era piovuta nei loro cortili scendendo dalle zone di Marano-Giugliano. Anzi – va detto – che qualcuno, con le masserizie e gli attrezzi raccolti e non richiesti, fece addirittura una fortuna suscitando l’invidia dei conoscenti.

Tornando ai danni, essi furono consistenti: chiese e edifici lesionati, alberi da frutta abbattuti, mercansie varie portate via dall’acqua, strade e bassi impraticabili, animali domestici e da stalla annegati, depositi di derrate alimentari svaniti nel nulla.

Svanite nel nulla anche, un po’ dovunque, un numero imprecisato di persone che,  non essendo stati rinvenuti poi i corpi, non furono mai (tutte) appuntate nei registri parrocchiali dei morti.

L’inondazione del 1727 lascio dietro di se una lunga scia di polemiche e indusse gli allora governatori in carica a porsi, finalmente, il problema di come difendere Aversa dagli invasi d’acqua piovana.

“Passato il santo – come si dice – passa la festa!” e, dopo alcuni episodici interessamenti, il fatto venne accantonato, tornando decisamente alla ribalta e quindi riproposto, a seguito della rovinosa alluvione del 1852. Alluvione che, disastrando la nostra città, spinse l’umanista G. Parente ad agitare “passionalmente” il problema e a farsene carico, dieci anni dopo, da sindaco.

La cronaca informa all’uopo che, in una seduta comunale del 1862, l’illuminato Parente, ponendo all’O.d.G. I’argomento annunciava al Consiglio l’inizio dei lavori di un collettore “a cielo aperto” per la difesa della città… dalla lava proveniente dai Camaldoli, detta dell’Annunciata. Opera assai sentita dalla popolazione e attesa da anni che rappresenta il piu importante intervento, compiuto in Aversa, dei primi anni della seconda meta dell’Ottocento.

Un’opera grandiosa quanto utile per i tempi, progettata dagli ing.ri Arturo Garofano e Francesco Palmieri, che venne realizzata dalle ditte appaltatrici Orabona e Moschetti con subaste assai vantaggiose per il Comune.

Articolo a cura di Antonio Marino già apparso nella Rassegna di Studi Storici e Artistici Nuova Serie n.6 “Consuetudini Aversane” – Nov. 2009

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