E venne il giorno… Giorno indimenticabìle, dì festa, per I’intera comunità aversana… preparata per l’occasione tutta compostamente assiepata per le vie cittadine. E’ la sera del 12 novembre del 1990 e il Papa Giovanni Paolo II, dopo aver volteggìato col suo elicottero bianco sulla nostra città, scende e posa i suoi piedi sul vicino Campo sportivo di Carinaro.
L’attendono e gli porgono il loro benvenuto, tra una marea di gente, le Autorità clericali e civili della zona. Poi nella sua auto scoperta, in piedi e con al fianco il vescovo Gazza, entra in Aversa percorrendo le vie Verdi, Saporito, un tratto di via Roma, via Sanfelice giungendo nella locale Piazza Municipio.
Tutto è in ordine, ognuno ha fatto il proprio dovere.. Anche il Comune, spinto e guidato dalla possente macchina organizzatrìce dei preti.
K. Wojtyla, I’uomo venuto dal nord, l0 nota e se ne compiace col vescovo e con l’allora sindaco Bisceglia junior.
D’intorno la folla straripante l0 applaude alzando le venticinquemila fiaccole e le sessantamila bandierine, distrìbuìte
precedentemente. Il clima della giornata è mite e l’atmosfera è esaltante, la luna concorre ad illuminare la piazza. Dopo le parole del vescovo e il breve saluto del sindaco, è la volta dell’illustre ospite che, informatissimo, tiene il suo discorso.
Le sue parole pacate sono chiare, semplici, molto significative e d’incoraggiamento. La gente commossa ne capisce il messaggio e lo applaude in continuazione, si sente sicura… Quasi protetta, anche i più fragili (credenti e non) riacquistano parte della fiducia perduta.
Vi è contentezza sul volto di Giovanni Paolo II che, terminato il suo intervento, saluta gente accorsa e in auto (tra due ali di folla) si porta alla volta dello storico Seminario Vescovile, dove cena e pernotta secondo un protocollo prestabilito.
Alle prime luci del giorno dopo, il 13 novembre 1990, K. Wojtyla si incontra col clero e il laicato cattolico (nel maestoso Duomo di Aversa) invitandoli, nel suo discorso, a costruire “una Chiesa che sa perdonare ed amare”.
Indi, dopo aver aperto ufficialmente e solennemente l’Anno Giubilare per il nono Centenario della erezione del Duomo, inaugura (guidato dal Sovrintendente ai Beni Ambientali) una interessante Mostra suÌ Tesori della nostra Cattedrale normanna, in gran parte sconosciuti alla cïttadìnanza.
Poi si reca presso la Sede centrale della Coldiretti, lungo lo scalo merci della locale Stazione Ferroviaria, dove tiene un discorso ai rappresentanti (locali, provinciali e nazionali) della Categoria sottolineando le loro problematiche, con l’esortarli ad “agire in ogni circostanza con l0 spirito dì chi adempie un dovere e di chi compie un servizio”. Intorno al palco allietano l0 sguardo composizionì dei pìù prelibati prodotti tipici delle nostre terre. Vi è anche un trattore, che viene donato al Papa, il quale l0 indirizza alla Comunità di “Nomadelfia”.
Il pontefice riparte e lungo strada, alle ore 10:30, l0 attende una sosta imprevista. Il vicino comune di Lusciano, mèta dì passaggio del corteo diretto all’Istituto missionario di Ducenta, organizza uno stratagemma per fermare il Papa. Fa trovare lungo la strada gruppi folcloristici in costume d’epoca, uno addirittura polacco, che circondano (danzando) l’auto papale… che è costretta alla sosta.
Wojtyla, fortemente sorpreso e commosso, risponde alle parole di benvenuto ringrazîando la gente del luogo per “l’eccessiva ospitalità… un po’ invadente”. Poi chiede di conoscere la località di provenienza dei polacchi. La gente, intorno, fa festa entusiasta. Il corteo riparte alla volta di Ducenta, sosta prevista, dove il Papa visita il prestigioso Istituto Pontificio delle Missioni Estere (da cui sono usciti schiere di missionari, molti dei quali non hanno fatto più
ritorno) e prega sulla tomba del venerabile P. Paolo Manna che poi verrà beatificato.
Lasciato il PIME, il corteo passa per S. Marcellino (sempre tra una marea di gente festosa) e si porta presso il Santuario Mariano di Casapesenna, ardentemente voluto dal compianto don Salvatore Vitale, I’unico Tempio di fede eretto durante le Celebrazioni speciali dell’Anno Mariano del 1988 e del quale il Papa aveva benedetto (in Roma) la prima pietra.
Mantenendo l’impegno, a suo tempo preso, K. Wojtyla lo visita ammirandone l’architettura suggestiva struttura ha la forma di una grande stella, sostenuta da due gigantesche M di cemento). Fuori l’attendono oltre cinquantamila persone, in gran parte immigrati di colore (di cui è ricca la zona costiera) e bambini. Sono le ore 12, 30 quando il Papa prende la parola e parla alla folla accorsa che lo applaude. La giornata è limpida… come le parole di Giovanni
Paolo II che si rivolge ai bambini, sui cui volti legge la gioia di vivere, ringraziandoli col dire loro : “… Voi siete la speranza, il futuro di questa società”.
Poi volge il suo sguardo e le sue parole ai moltissimi immigrati di colore convenuti e, sottolineando le loro pene e toccando il grave problema dell’emigrazione, fa sapere loro di conoscere bene il dramma che vivono incoraggiandoli ad “aver fiducia” ed auspicando di poter trovare “comprensione e fraterna solidarietà” nelle popolazioni aversane e delle zone vicine.
Lasciata Casapesenna il Papa, in elicottero, rientra ad Aversa dove pranza nel locale Seminario. Tutti i giornalisti che l0 seguono si trattengono, a consumare qualcosa, presso il Centro della sala Stampa che è allestito in un Istituto sito nella locale piazza Marconi.
Nel pomeriggio circa centomila persone io attendono nell’ex Campo profughi, ripulito delle baracche per I’occasione. Giovanni Paolo II vi entra verso le ore 16,00 e, su uno dei palchi eretti, concelebra una solenne messa con i sacerdoti ed i vescovi della Campania (compreso il card. Giordano).
Fa da sottofondo corale diocesana, composta da 800 cantori, mentre tutt’intorno Autorità (politiche, civili e militari) e la moltissima gente accorsa segue la funzione con contenuto silenzio. Ultimato il rito, il Papa (è quasi sera) rivolge il suo saluto di commiato alla folla: “E’ giunto il momento di separarsi -afferma- torno a Roma, ma mi accompagna il ricordo della vostra terra” e più avanti: “Porto con me vostra voglia di vivere con dignità…”.
Indi scende dal palco, risale sull’auto bianca (dopo aver salutato le autorità presenti) e lascia città di Aversa.
Con le prime ombre della notte scende sui volti della gente, che per due giorni si è sentita in compagnia, un po’di tristezza. E, quando l’auto papale scompare lungo il percorso, ci si sente d’improvviso più soli… Quasi “orfani” di un Padre comune che ha infuso “l’amore” nei cuori, negli animi “il coraggio”di vivere e nelle menti “la speranza”.
Moltissimi occhi sono velati da calde lacrime. Si fa ritorno a casa, mestamente, col conforto del solo ricordo… soddisfatti di “essere stati presenti” e coscienti di aver vissuto una pagina di storia indimenticabile.
Articolo a cura di Antonio Marino già pubblicato sul n.93 di “Nero su Bianco” e ripreso da altre riviste tra cui il nuovo “Eco di Aversa”

