Il Gallo Basilisco

Veronica Pennini

Gemma Sergi Articolo a cura di Veronica Pennini e Gemma Sergi.
Il Basilisco, figura mostruosa leggendaria nota alla mitologia, è il simbolo della città di Aversa.
Il termine deriva dal greco βασιλίσκος, “piccolo re”, e rappresenta un serpente dalle piccole dimensioni capace di uccidere con il solo sguardo.

Basilisco01Secondo Plinio il Vecchio, il Basilisco – di cui lo scrittore latino parla nel suo celebre trattato enciclopedico “Naturalis Historia” – avrebbe origini africane. Lungo circa 35 cm si muoveva in maniera singolare rispetto agli altri serpenti, avanzando in posizione eretta anziché strisciando. Distruggendo ogni cosa con le lingue di fuoco fuoriuscenti dalla sua bocca, il mostro viveva in luoghi desertici che lui stesso si creava; al solo suo passaggio infatti, le piante appassivano, i sassi si riducevano in polvere e ogni altro essere vivente moriva.

Durante tutto il Medioevo, la figura mitologica descritta da Plinio il Vecchio subì alcune variazioni tanto da assumere le sembianze di un drago alato, con le piume di un gallo e le zampe. Contemporaneamente, andava definendosi la leggenda secondo cui il Basilisco sarebbe nato da un uovo di gallo, deposto dall’animale al raggiungimento del settimo anno di età, fecondato da un serpente e covato da un rospo.
Da questa così complessa gestazione deriverebbe l’aspetto mostruoso dell’animale, con il corpo di un gallo, la cresta regale e la coda di serpente.

Utilizzato più volte nell’araldica, il Basilisco fu adottato come simbolo di Aversa solo a partire dal 1496, quando, a seguito delle devastazioni subite dall’esercito francese e l’epidemia di peste, la città sentì la necessità di sostituire quello originario rappresentante un gallo, con il quale si identificavano i Normanni, conquistatori e fondatori della contea, provenienti dalla Francia anticamente detta Gallia, o terra dei galli.

5850769537_279a6ee5ebIl Basilisco, già scelto dagli Osci locali come emblema dell’eternità della loro stirpe, divenne simbolo della rinascita della città, della sua fierezza ed immortalità, concetti ribaditi anche dalle parole trascritte nel cartiglio che, insieme a una corona e ai ramoscelli di ulivo compone lo stemma: “Qui Sub Ingesta Iacuit Basiliscus Harena – Invictum Liber Protulit Ille Caput“, e cioè “Il Basilisco che giacque sull’arena, libero risollevò il capo invitto“.

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