Gaetano Parente

Antonio Marino Se i nostri Amministratori avessero seguito, negli ultimi decenni, l’esempio di Gaetano Parente, quasi sicuramente la Città di Aversa potrebbe vantare, oggi, di essere una delle più progredite e civili di Terra ai Lavoro se non addirittura dell’intera Campania.

La Vita
Nessuno ha mai forse operato per Aversa più di Gaetano Parente, giustamente annoverato nella ristretta schiera dei suoi figli più degni. Nato in una stradina (che ora ne porta il nome) del Centro Storico dell’antica città norrnanna il 24 gennaio 1907, sei anni dopo la morte del grande Cimarosa, Egli, nei sessantuno anni di vita terrena, non ebbe altro scopo che quello di illustrare, con la penna, la parola l’Opera, la sua terra natia.

Un lavoro non certo facile, complesso, nobilissimo che seppe coraggiosamente e proficuamente portare avanti da solo, in un periodo piuttosto precario e tormentato per la storia del nostro Paese, che, con le guerre d’indipendenza, si avviava faticosamente a costruire 1’unità nazionale.

Compì il Parente i suoi primi studi nel Seminario vescovile di Aversa (considerato, in quell’epoca, un faro di cultura nel meridione), seguendo le tendenze romantiche del tempo e i dotti consigli dell’amico Raffaele Lucarelli (primo aversano eletto deputato ne1l’allora parlamento napoletano), il quale, intuitene le doti, gli mise a disposizione la sua consistente Biblioteca, ricca di oltre 25 mila volumi, in gran parte acquistati dal Comune per una somma totale di cento lire di allora. Su questi libri consumò, in studi e ricerche, intere giornate, sostenuto da una volontà di ferro e da una rara brama di sapere che lo portarono a divenire uno dei più grandi umanisti di quegli anni.
Fu infatti pensatore, storiografo e amministratore allo stesso tempo, e rivendicò alla sua (e alla nostra) Aversa alcune delle sue principali glorie civiche, come quella di aver dato i natali a Ludovico Abenavolo (uno dei tredici della Disfida di Barletta), confutando la tesi del canonico Jannelli, che voleva fosse nato a Capua, e l’altra dell’on. Angelo Broccoli, che sosteneva fosse nativo di Teano.

Alla città di Napoli contese, dopo aver rinvenuto l’atto di nascita, l’alto onore di aver dato i natali a D. Cimarosa, che gli aversani ritenevano fosse napoletano d’origine, adoperandosi fino alla morte ad incitare i suoi concittadini (a tutti i livelli e con ogni mezzo) a commemorarlo degnamente “cancellando l’inverocondo oblio”, come ebbe a scrivere su un periodico il 15 aprile del 1864, in qualità di studioso e di Sindaco di Aversa.

Finite le due prime guerre d’indipendenza, a cui aveva dato il suo contributo ideale conoscendo da vicino io stesso Garibaldi prima della decisiva battaglia sul Volturno, G. Parente, imbevuto com’era di idee liberali (come molti altri concittadini), non aspirò alla carriera prettamente politica e continuò a calarsi nei suoi studi storici e letterari preferiti, appoggiando la candidatura del liberale aversano Cesare Golia, suo amico, che fu eletto deputato al Parlamento per il collegio di Aversa, rappresentandola dal 1861 al 1866.
Egli, invece, si limitò ad interessarsi della vita pubblica cittadina, consacrandosi così al bene della sua città natale dell’Amministrazione Comunale. Eletto consigliere, fu proclamato, con voto unanime, nel 1861, Sindaco di Aversa (il primo dall`Unità d’Italia), per la quale aveva già prodotto la sua preziosa opera di letterato e di storiografo.

Come prima cittadino, governò la città per quasi otto anni, fino al 1868, durante un periodo di profondi sconvolgimenti politici e sociali, istituendo, tra l’altro, un Asilo per i figli del popolo, un Liceo e un Istituto Magistrale, e prodigandosi affinchè Aversa avesse la sua Linea ferrata, una Cassa di Risparmio pubblico ed una Biblioteca civica, inaugurata dopo la sua morte, il 4 giugno 1876, in suo onore.
Morì il 21 settembre 1868, all’età di sessantuno anni, e venne proclamato il lutto cittadino.

L’Opera
Parente lasciava in eredità ai posteri, oltre alla raccolta dei numeri del suo giornale “L’Eco di Aversa” (il prima foglio locale), numerose pubblicazioni storico-storiografiche sulla sua terra natia, tra cui il “Tesoretto lapidario aversamo”, che è preceduto da un discorso introduttivo che è quasi un Trattato di Epigrafia, diviso in tre parti: Sepolcreto iscrizioni tumularie; Panteon iscrizioni onorarie; Museo iscrizioni nazionali e monumentali, contenenti ben 157 epigrafi, in cui sono illustrati i fatti e gli uomini insigni di Aversa. Scrisse anche un romanzo storico (Masaniello), un volume di poesie serie ed uno di poesie giocose, un dizionario storico-biografico sulla città e la diocesi aversana.

La sua opera maggiore, quella che gli ha dato più gloria e dove profuse la miglior parte delle sue energie, fu e resta la “Storia e Vicende civili ed ecclesiastiche della Città di Aversa”, fatta stampare nel 1852 e dedicata ai figli Macrina in Fiordiliso e Filippo, non essendo ancora nati, in quel tempo, Nicola ed Enrico.
La Storia. che consta di due volumi, rarissimi a trovarsi e perciò costosissimi, che, nell’intenzione dell’Autore, doveva costituire “materiale non disprezzabile per coloro che volessero scrivere gli avvenimenti della sua città”, è un preziosissimo documento di storiografia aversana, (soprattutto ecclesiale). dalle origini alla metà dell’ottocento, che il colto abate cassinese, D. Luigi Tosti. ritenne essere di valore nazionale e che B. Croce considerò, per la sua peculiare particolarità, un contributo alla storia universale in quanto ” …ogni storia universale, se è davvero storia, o in quelle sue parti che hanno nerbo storico, è sempre storia particolare… e ogni storia particolare, se è storia e dove è storia, è sempre necessariamente universale, la prima chiudendo il tutto nel particolare e la seconda riportando il particolare al tutto…”

Lo stesso P. Rosano, trentadue anni dopo la morte di Parente, il 24 settembre 1900, ricordandone la vita operosa nell’Album Cimarosiano, cosi ebbe a scrivere di Lui: “Egli, compianto dai contemporanei, è ancora rammentato (riferendosi sopratutto alla sua Storia di Aversa), con reverente ossequio, dalle generazioni posteriori e resta inimitabile esempio di alto sentire di sé, di cocente ed operoso affetto di patria, di sacrificio per il pubblico bene, cosi che il ricordo che mi è sembrato doveroso fare di Lui, in questo Libro sacrato ad una gloria purissima dell’Arte italiana, da Lui ad Aversa rivendicata, non sarà inutile – io penso ed auguro – per spingere i giovani a seguirne nobilmente le norme”.
Ed, infatti, ancor’oggi, a distanza di centoquindici anni dalla sua morte, Gaetano Parente é sempre attuale e letto (spesso parafrasato) da centinaia di studiosi e studenti che ricercano, nella sue opera, la grandezza passata della città di Aversa e il materiale occorrente per le loro pubblicazioni, così come nello spirito dell’inimitabile storiografo.

A questo grande umanista, che condensa un po’ ed esprime la migliore tradizione culturale aversana, la città d’origine ha dedicato alcune opere locali: la stradina dov’è nato e vissuto, che si innesta nell’antica via Drengot; la prima Scuola Media Statale, la cui nuova sede è stata recentemente riaperta agli studenti, dopo le note vicende del terremoto; e la Biblioteca civica, da Lui stesso voluta, che deve essere, al più presto, necessariamente riaperta al pubblico e che è ubicata nei locali dell’antico Palazzo di Città, che lo videro Sindaco operoso ed illuminato.

Articolo a cura di Antonio Marino già apparso sulla rivista culturale “Il Basilisco” n. 3-4 dei mesi di luglio e ottobre 1983.

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