Duomo di San Paolo: rilevato il vero “volto” alla fine del XVII secolo

Romualdo Guida

Nella sala del Capitolo della cattedrale, sull’altare, è posto un quadro raffigurante una Madonna con Bambino, i santi Pietro e Paolo ed il vescovo Paolo Carafa (pastore della diocesi dal 1665 al 1686). Il quadro è attribuito al pittore Michele Rigolia, nato a Palermo nel 1638 e morto a Napoli nel 1686. Al Rigolia vengono attribuite opere nella zona matesina (1674) ed a Napoli (intorno al 1680). Sicché il quadro della Cattedrale di Aversa è databile proprio intorno al 1680.

Il “volto” della cattedrale di S. Paolo verso la fine del Seicento,vecchioduomo allora, è quello che possiamo vedere nel quadro del Rigolia.

Subito notiamo che la facciata presentava un vero e proprio pronao con cinque arcate mentre i tre accessi erano arretrati di un paio di metri (dal quadro è forse “stimabile” una profondità di soli 1,50 m).

Si ricorda che, come riportato dal prof. Luciano Orabona nel suo volume “Religiosità meridionale del Cinque e Seicento – Vescovi e Società in Aversa – tra Religione Cattolica e Controriforma”, edito per i tipi della ESI Napoli nel 2003, il Cardinale Fortunato Carafa, che resse le sorti della diocesi dal 1687 al 1697, “riprendendo in mano le opere dei predecessori, egli lodava ancora una volta in modo speciale la generosità del fratello germano Paolo (vescovo dal 1665 al 1686), ripetendo che aveva rimodernato il tempio della cattedrale, ne aveva completato il coro e le parti centrale e laterali e aveva speso più di seimila ducati per farvi innalzare le volte.

Verosimile è, quindi, che la facciata del Beratti si rese necessaria per effetto dell’innalzamento delle volte e fu semplicemente “giustapposta” alla antica facciata che vediamo rappresentata nel quadro del Rigolia.

Verosimile, anche, diventa la teoria che vuole gli archi ed il distico che si possono “leggere” sulla facciata sinistra del transetto (fino al corpo di fabbrica del Seminario che, inaugurato nel 1725, si è “sovrapposto), siano stati “messi” lì dopo che erano stati asportati dalla facciata principale per realizzare la facciata che possiamo ammirare tutt’oggi, opera del Beratti.

Ne discende, quindi, che il vescovo Paolo Carafa, oltre che far “rialzare le volte”, fece “sistemare” il transetto, allargandolo.

Altra importante osservazione è che, già il vescovo Carlo I Carafa (presule di Aversa dal 1614 al 1644) “ricoprì il tempio interamente di stucco e, sopra le arcate accuratamente studiate, fece cornicioni lungo l’intera estensione della navata.” Questa “azione” rivela anche la “correzione” dell’asse della chiesa che, per essere corretto nella direzione canonica Ovest-Est, fu ruotato di circa 3° da est verso nord. La cosa si rileva facilmente osservando che le asole ricavate dal restauro post 1980 presentano un antico pilastro, a fronte sinistro del presbiterio, che “fuoriesce” dalla lesena di stucco mentre l’antico pilastro, a fronte destro del presbiterio, risulta “incassato”.

scalinoNon meno rilevante è la “lettura” che si ha della data posta sullo scalino dell’altare della prima abside sinistra del deambulatorio (1650): in quella data è evidentemente stato messo in opera “ruotato” rispetto all’asse della parte di pavimento su cui è poggiato.

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