Costruire Il Dialogo In Una Società Interculturale

Venerdì 20 marzo si è svolta presso la Pinacoteca del Seminario Vescovile di Aversa un’interessante tavola rotonda sul tema “Costruire il dialogo in una società multiculturale”. L’ incontro, organizzato dai “Convegni di Cultura Maria Cristina di Savoia”  e dalla Diocesi di Aversa,  ha visto la partecipazione del Vescovo Mons. Angelo Spinillo e  di qualificati relatori, sapientemente “moderati” dalla Prof.ssa Orsola Maria Massimo, Delegata Regionale delle ” Cristine” della Campania. Il nostro Presidente Sergio D’Ottone, presente all’Evento, ha chiesto alla Prof.ssa Massimo, che ringraziamo, la pubblicazione sul nostro sito della sua relazione introduttiva, particolarmente significativa per entrare nel merito di un tema delicato ed attuale.

I Convegni Maria Cristina, sempre attenti alle problematiche sociali, leggendo nel segno dei tempi, hanno sentito l’esigenza di affrontare un tema di grande attualità, come Costruire il Dialogo in una Società Multiculturale, che rappresenta, probabilmente, il più grande problema, che debbono affrontare la generazione nostra e quelle future, com’è dimostrato dai recenti, sanguinosi attacchi terroristici, avvenuti in Francia, Danimarca e Tunisia ed in tanti paesi Islamici come Yemen, Nigeria, Irak, Pakistan, Afganistan, Siria.
D’altra parte è sotto gli occhi di tutti che, in questi ultimi anni il flusso di immigrazione verso i paesi dell’occidente europeo è divenuto inarrestabile e con risvolti spesso tragici. Di fronte a questo fenomeno noi ci interroghiamo. Ma perché ci interroghiamo? Per millenni abbiamo camminato; è solo un’ideologia pensare che etnie e popoli siano stati dentro il proprio territorio, dentro la propria cultura, dentro la propria religione. E’ un’ideologia perché noi cresciamo nello scambio e nell’intreccio di popoli, etnie e culture.
Oggi ci interroghiamo perché i diversi sono più a confronto di prima. Le nuove forme di comunicazioni, gli spostamenti di gruppi etnici, i viaggi, i mass media ci mettono a confronto. Sono sempre più consistenti i gruppi che si avvicinano ad altri consistenti gruppi, non singoli che entrano in grandi gruppi, per cui, in qualche modo , il singolo viene assorbito dalla massa.
Oggi ci interroghiamo, appunto per questa nuova condizione storica e, mi sembra, anche per una nuova consapevolezza storica. La coscienza storica che abbiamo maturato nel secolo che ci ha preceduto e nello scorcio di questo terzo millennio, è una grande opportunità, perché ci può aiutare a superare i fondamentalismi, la presunzione, ed il complesso di orgoglio. Ma per questo è necessario il confronto e il dialogo. L’impegno al dialogo, tuttavia, non chiude gli occhi sulla realtà dell’umanità che mostra di contenere in se elementi di violenza che possono esplodere nel modo più irrazionale e distruttivo.

Dunque, la società contemporanea deve affrontare, con nuova consapevolezza, la sfida della multiculturalità, che apre uno scenario complesso, quale quello della convivenza tra diverse etnie, culture e religioni.
I migranti che provengono da paesi lacerati dalle guerre, dalla fame, dall’oppressione e dal sottosviluppo, hanno come meta soprattutto i paesi dell’Europa occidentale, che sono paesi industrializzati e consolidate democrazie, in cui c’è la cultura della tutela delle minoranze, il rispetto del pluralismo, il diritto a professare la propria fede religiosa, sia personale che comunitaria, e si trovano a convivere con etnie che hanno idee, valori ed identità diverse.
Di conseguenza l’Occidente e, dunque, anche l’Italia dovrà trovare sempre più forme di adattamento rispetto a queste civiltà, che hanno una lunga storia, ma i cui valori ed interessi si discostano, in modo significativo dai nostri.
Perché la convivenza sia, costruttiva e pacifica, è necessaria la conoscenza reciproca, che è un elemento fondamentale, perché l’ignoranza delle culture, dei fondamenti delle religioni, del vissuto personale e storico degli altri, alimenta pregiudizi infondati, paura, rifiuto e talvolta violenza.

Si dovrà cercare un’interazione, per individuare gli elementi che ci accomunano e imparare a tollerare quelli che ci dividono, nel rispetto reciproco.
Evidentemente anche gli stati debbono fare la loro parte, regolamentando la normativa per quanto riguarda la convivenza e l’accoglienza, perché queste, senza regole, non si trasformino in dolorosi conflitti.

Per una società integrata è necessario assicurare almeno un nucleo minimo di valori, che sono la base di una cultura, come: il rispetto dei Diritti dell’Uomo, della Donna e del Bambino e il principio giuridico dell’uguaglianza di tutti di fronte alla legge.
Inoltre, attraverso il dialogo interreligioso, che è di estrema importanza perché esso si colloca nel cuore del cammino dell’umanità, si può trovare una base comune: il bisogno di perseguire ideali quali la giustizia sociale, i valori morali, la pace, la libertà e, per quanto riguarda le religioni monoteiste, la fede in un unico Dio.
Prima di essere cristiani, ebrei, mussulmani, o seguaci di altre religioni od anche agnostici, dobbiamo ricordare che siamo Uomini e Donne, di cui va rispettata l’inalienabile dignità; uomini e donne che debbono scoprire, nell’incontro con l’altro, il senso dell’alterità.
L’alterità si traduce nella molteplicità degli sguardi e dei volti, che percorrono la terra, e l’incontro con l’altro volto ci rimanda all’immagine del Creatore. Solo cosi la diversità non sarà più vissuta come un pericolo ma come un arricchimento E’ in questo senso che le mentalità devono evolvere.
Nel futuro che si apre davanti a noi, ha detto Samuel Hunthinton nel suo saggio “ Scontro di Civiltà e Nuovo Ordine del Mondo ”, non ci sarà “una civiltà universale”, ma un mondo fatto da civiltà diverse, ciascuna delle quali dovrà imparare a coesistere con le altre. La realtà si presenta , da questo punto di vista, carica di grandi promesse ma anche di possibili minacce.
E’ necessaria, perciò, una più grande responsabilità, a livello interpersonale ed a livello internazionale , per far si che la convivenza rappresenti per l’umanità una nuova tappa per un’ulteriore umanizzazione.

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