Chiesa e complesso del Carmine

Michela GrassiClaudia Becchimanzi Articolo a cura di Michela Grassi e Claudia Becchimanzi. Il complesso del Carmine è sito nella piazzetta che si apre lungo via Abenavolo, una fra le strade di Aversa che versano nelle condizioni di massimo degrado. La fondazione di questo complesso monastico risale al 1315, anno in cui i Carmelitani giunsero ad Aversa. Inizialmente ubicato in una piccola casa donata da Egidio de Mustarola, nei secoli XVII e XVIII il convento fu oggetto di nuove acquisizioni e conseguenti ampliamenti che ne cambiarono radicalmente l’assetto, conferendogli quello attuale.

I Carmelitani vi rimasero fino al 1807 in quanto, successivamenteChiesa del Carmine facciata ai decreti soppressivi, la chiesa e il convento ebbero diverse destinazioni d’uso: il complesso, prima adibito a scuderia, dopo alterne vicende fu adattato a caserma nel 1849. Nella prima metà del ‘900 divenne sede del Distretto Militare e nel 1959 accolse i PP. Agostiniani, che vi rimasero per alcuni decenni. Negli anni settanta del XX sec. ospitò il Liceo Scientifico “E. Fermi” in quanto l’istituto si trovava privo di una sede. In seguito ai danni subiti a causa del terremoto del 1980 la chiesa fu chiusa al culto.

La chiesa della Madonna del Carmine fu ricostruita a fundamentis nel 1746[1], e mostra la commistione di elementi di provenienza romana e d’influenza napoletana, forse in parte dovuta anche dall’avvicendamento nel cantiere in anni successivi di Maggi con l’architetto napoletano Antonio Sciarretta.

All’interno la chiesa presenta un impianto a croce latina con navata unica ritmicamente scandita alternando alle cappelle laterali degli spazzi più piccoli riservati ai confessionali inquadrati da un ordine di paraste composite che reggono l’alto cornicione, il tutto si conclude con un vano absidato semicircolare e un corto transetto, preceduto da un atrio all’ingresso che accorcia l’originario sviluppo longitudinale angioino. La scansione ritmica è ribadita anche dai fascioni decorativi della volta a botte di copertura, che separano le finestre anch’esse dalle dimensioni alternate, riproponendo un modello tardo cinquecentesco che si può ricollegare all’influenza romana. Il tutto era completato da un ricchissimo corpus di tele inneggianti all’ordine carmelitano oggi custodite presso il Seminario vescovile[2]

La facciata invece presenta in prevalenza elementi di origine napoletana e si sviluppa su due ordini di lesene binate con capitelli compositi sormontate da cornici, che al primo livello inquadrano il portale di accesso all’atrio e al secondo, completata da fantasiosi capitelli a triglifi,  un’ampia apertura dalla cornice curvilinea e si conclude con un timpano.

Dall’interno della chiesa è possibile l’accesso alla terrasanta, luogo di sepoltura dei monaci deceduti, per mezzo di una scala a tenaglia. La cupola alta e slanciata, anche questa di derivazione vaccariana, è secondo alcuni la più alta fra quelle di Aversa, e si erge su un alto tamburo per terminare con un’agile lanterna.

Dopo alcune opere di consolidamento realizzate alla fine del ‘900, la chiesa è stata praticamente abbandonata,   depredata di altari in marmi policromi del ‘700, acquasantiere, derubata di un acquamanile del 1626 e della balaustra del presbiterio, opera marmorea pregevolissima di manifattura napoletana del XVIII secolo. Sono state derubate persino delle campane nell’estate del 2012.

Il convento, articolato intorno a due chiostri, come suddetto, dopo varie vicende fu adibito a caserma. I lavori di adattamento riguardarono l’allocazione nel complesso degli alloggi per i militari e delle scuderie, la costruzione di una nuova ala a due livelli sul lato ovest del lotto che occupò una parte del giardino, la sopraelevazione di un piano del lato sud prospiciente la piazzetta, originariamente costituto solo dal piano terra.

I  lavori di  adeguamento sismico realizzati dopo il terremoto del 1980 ne trasformarono in parte alcuni ambienti, snaturandone l’originaria configurazione tardo medievale.  Sono attribuibili al periodo cinquecentesco alcuni ambienti a piano terra ubicati tra il chiostro e il cortile, coperti con volte a botte unghiate. Sono di epoca settecentesca il refettorio nell’ala nord-ovest, la scala e le celle monastiche del primo piano.

Attualmente il complesso conventuale si presenta completamente spogliato di qualsiasi  elemento decorativo,  in uno stato di deplorevole degrado: sono stati completamente distrutti  ornie e marmi; le finestre sono state murate.

 


[1] Maria Gabriella Pezone, Carlo Buratti Architettura tardo barocca tra Roma e Napoli, Alinea Editrice, 2008

[2] Leopoldo Santagata, Il Seminario vescovile di Aversa, officina grafica IRIDE, 2003

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