I Drengot

Romualdo Guida

Tra dieci anni, nel 2022, Aversa compie Mille anni. Molto è stato scritto sulla fondazione della città, molto sull’ipotesi di preesistenze (borgo di Sancte Paulum at Averze, Verzulus, Velsu etc. ) nonché sulle circostanze che videro Aversa al centro della politica meridionale dell’inizio del Secondo Millennio. Poco è stato indagato e scritto circa la dinastia che fu artefice della nascita e della crescita della città durante il primo secolo di vita di Aversa proto contea normanna.

Il Comitato scientifico che dovrebbe essere costituito tra breve, sicuramente dovrà promuovere una giornata di studi dedicata ai Drengot.

Riassumiamo quanto a noi noto.

Tra i primi Vichinghi immigrati in Francia al seguito di Rollone c’era anche la famiglia Drengot, probabilmente originaria della Danimarca, o di un’isola del suo arcipelago, come sembra suggerire la radice linguistica -got. Il suo capostipite, Roberto Drengot, aveva ottenuto proprio da Rollone il principato di Quarrel (oggi Carreaux), piccolo feudo nei dintorni dell’odier­na cittadina di Gournay-en-Bray;  attraversata dal fiume Epte, affluente della Senna, essa è posta a pochi chilometri ad est della città di Rouen e a nord di Parigi.

Da diverse fonti, con un recente studio, si é “ricostruita” una ipotesi di albero genealogico dei Drengot con la seguente sequenza (dove le date di nascita sono ricavate per “probabilità” tenuto conto delle date di morte più o meno certe): Roberto Drengot (880-930) – Riccardo (906-948) – Rodolfo (930-987) – Riccardo (955-1000).

I Drengot che troviamo in Italia  sono figli di Riccardo.

Come ci riportano le Fonti (Amato di Montecassino) nel Principato di Quarrel,  nel secondo decennio dopo l’anno Mille, due signori normanni, Giselberto (997-1018) detto Batterico e Guglielmo detto Repostello nutrivano tale inimicizia tra loro che Giselberto uccise Gu­glielmo. Saputolo Roberto Conte di Nor­mandia, minacciò di far morire Giselberto. Costui allora, per sfuggire all’ira del suo signore, prendendo in sua compagnia quattro suoi fratelli, Rainulfo (980-1047), Asclettino (982-1030), Osmond (983-1035) e Rodolfo (986-1042) ed alquanti altri patrioti con armi e caval­li, abbandonato il patrio terreno si recò in Italia.

Confrontando, mediante la Istoria della fondazione di Aversa del Fabozzi, quanto riporta l’Ostiense e la Cronaca di Giovanni Berardo, monaco del monastero di Pescara, che raccoglie incartamenti dello stesso monastero disponendoli in ordine cronologico, viene fissata la data dell’arrivo dei Normanni in Italia nell’anno 1016: «An. Ab Incarnat. Domini 1016. Normanni Melo Duce coeperunt expugnare Apuliam».

Lupo Protospatario, poi, riporta: «Anno 1017. Descendit Turnychi cata­pa­nus mense Maji».

E la Cronaca Cavense, non discordando, aggiunge:

«1017. A Melo Duce Apulensium Normanni ad bellum contra Graecos conducuntur & in Asculo pugnatum est cun ipsis, & Graeci imperati sunt».

«An. 1018. In Apulia proeliatum est cum Basilio catapano, & Melus Dux cum Normannis victor evasit».

«An. 1019. Melus Dux post multas victorias a Graecis propter suorum desidiam superatus est in Cannis; ipse sauciatus in brachio, et capite fugit ad Pandulphum Principem Capuae, et pergit in Teutoniam».

Sempre concordando, l’Ostiense riferisce come, battuto a Canne, Melo ripara in Germania, chiedendo l’aiuto di re Enrico e, al pari di Guglielmo Appulo, anche Lupo Protospata afferma:

«An. 1020, descenderunt Saraceni cum Raica. Et hoc anno mortuus est ipse Amira, Melus Dux Apuliae».

Morto Melo, Guglielmo Appulo ci riporta l’elezione del nuovo condot­tiero nella persona di Rainulfo Drengot:

«Egregium quomdam mox elegere suorum

Nomine Rannulfum, qui Princeps agminis esset

Cujus mandatis fas contradicere non sit»

Fondatore di Aversa, Rainulfo Drengot era nato probabilmente nel 980, quindi era il fratello maggiore di quel Giselberto detto Batterico (997-1018)  che uccise Guglielmo detto Repostello  e che, quindi, Roberto Conte di Nor­mandia, minacciò di condannare a morte. Era anche maggiore di  Asclettino (982-1030), Osmond (983-1035) e  Rodolfo (986-1042) che vennero in Italia a combattere agli ordini del longobardo Melo.

Naturale, quindi, che Rainulfo, alla morte di Melo avvenuta a Bamberga dove si era rifugiato dopo la sconfitta di Canne, fosse acclamato come capo dei Normanni che si erano rifugiati presso il principe longobardo  di Capua Pandolfo IV.

Rainulfo, riconosciuto capo da un buon numero di Normanni, arguì che doveva trovare subito un luogo dove potersi riparare dopo le scorrerie e poter serbare il bottino di guerra; quindi si mise a esplorare la terra che potesse ospitarli.

In un primo tempo esplorò i terreni prossimi alla stessa Capua, nella zona di Ponte a Selice. Ma, come riporta Guglielmo Appulo, la zona era acquitri­nosa e invivibile:

«Cumque locum Sedis primae munire pararent

Undique densa palus, nec non et multa coaxans

Copia ranarum prohibet munimina sedis»

Sicuramente dovette in tempi brevi spostarsi in una zona non molto distante, ma meno paludosa, dove poté sistemarsi, anche in considerazione del fatto che il Principe Pandolfo di Capua lo utilizzava per infastidire i vicini conti di Aquino, di Teano e di Venafro.

Così Guglielmo Appulo:

«Haud procul inde suis alium stationibus aptum

Invenere locum, quem nullo dante juamen

Cultorum patria, pro se, munire, tuendis

Conantur; sic se, facto munimine, cuidam,

Qui Princeps Capuanus erat, coniungere gaudent»

«Principibus latii prior atque potentior ipse

Tunc erat, affines properant hoc Principe tuti

Devastare locos, hostesque viriliter angunt».

Spostandosi allora verso Sud, non è escluso che i Normanni si insedias­sero in quello che sarà il territorio della città di Aversa. Qui avevano notato ed espropriato un palatium prossimo ad una antica chiesa detta Sancte Paulum at Averze.

Alcuni studiosi, su suggerimento di quanto scrisse nel 1770 il canonico Fabozzi, hanno individuato il palazzo di Rainulfo nella parte di Nord-Est dell’attuale Seminario Vescovile, che fu fatto edificare nel Settecento dal car­­­di­­na­le Innico Caracciolo.

L’assunto viene dimostrato con numerosi riscontri. Si riporta, infatti, che da un contratto di appalto del 1713, rogato per mano del notaio Mattia D’Amore, la nuova fabbrica del seminario deve essere realizzata «vicino et accosto la chiesa Cattedrale…. cominciando dal luogo detto le Curie e propriamente dal Palazzo vecchio del Regimento di detta città».

Un “palazzo vecchio”, per giunta sede del reggimento di città, è forte­mente indiziato essere il «vecchio palazzo» (castello) di Rainulfo.

Non dissonante è il fatto che il palatium Rainulphi viene letto attraverso le diverse fatture e i diversi spessori delle murature all’epoca in cui (1934)  Lamberto Solimene eseguì un rilievo del Seminario. Tra l’altro nel rilievo è ben evidente una cappella palatina, con tanto di altare, nel posto in cui negli anni a noi vicini è stata allestita una sala per convegni dedicata a Guitmon­do, vescovo di Aversa dal 1088 al 1095.

Non è difficile arguire essere quella la cappella di Santa Fede donata da Giordano II alla chiesa di S. Paolo con atto di Philippus palatinus iudex del marzo 1121:

«cappellam nostram sancte Fidei in palatio nostro Aversae sitam cum balneo nostro iusta idem palatium costituto».

L’esistenza di un palazzo-castello in quella che è l’attuale parte di N-E del Seminario Vescovile si rileva facilmente, ispezionando l’ipogeo del Se­mi­nario stesso. Non dovrebbe, agli occhi di un attento osservatore, sfuggire la diversa manifattura della parte di N-E rispetto al rimanente, riuscendo a “leggere” anche le fondamenta di quella che dovette essere la cappella palatina di Santa Fede, poi chiesa di S. Benedetto e, oggi, Sala Guitmondo.

Occupato che fu il palatium prossimo alla chiesa di S. Paolo, Rainulfo fece cingere una congrua porzione di territorio, con origine dalla parte a Sud-Ovest delle mura del suo castello, con de fossez et de hautes siepe, cioè con una pratica palizzata e annesso fossato.

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Nacque così il primo nucleo, che può definirsi “a centro focalizzato”, in quanto questo primo insediamento sorse intorno alla chiesa di S. Paolo, la quale all’epoca altro non era che la parte iniziale della attuale navata cen­trale di essa. La forma pressoché circolare dovette essere dettata da motivi di praticità. L’insediamento veniva infatti a definirsi in un territorio piano e  i Normanni erano tutt’altro che avvezzi ad insediamenti stabili. Trovarono perciò senz’altro veloce, e utile a una migliore difesa, realizzare in tale guisa il fossato e le siepi, come fanno i nomadi per i loro accampamenti, ovvero come facevano i coloni americani quando disponevano i carri per difendersi dagli assalti degli Indiani. Analogo andamento ebbero le mura e i successivi anelli di ampliamento.

I resti di una porta carrese, ancora oggi visibili nella via nominata appunto Porta Carrese, sono regolarmente inclusi nella facciata di un palaz­zo, il cui impianto deve essere datato proprio nell’xi secolo.

Nell’undicesimo secolo ci troviamo in pieno periodo feudale. È questa l’epoca in cui il territorio è strutturato in una serie di comprensori ben distribuiti tra  loro e all’interno rigidamente organizzati secondo una precisa struttura gerarchica. Non è più consentita la polverizzazione e dispersione dell’insediamento. Attorno a un centro, principale sede del potere locale e fortificato, vengono a disporsi i centri minori – anch’essi fortificati con torri e castelli – di vassalli e valvassori, mentre le campagne vengono divise tra terre padronali e terre coloniche. La cinta muraria, generalmente costruita secondo il “ciglio tattico” – cioè la linea naturale del terreno, che permetteva maggiori condizioni di difesa con minor spreco di presidianti – consentiva il rifugio nei momenti di pericolo per gli abitanti e costituiva anche il presidio  in difesa della libertà dei cittadini, come ha scritto Mumford nel 1990. Aversa fu presto cinta di mura e resa quindi sicura. Ecco spiegato il successo dell’asilo concesso da Rainulfo nella prima espansione della città.

Fondata Aversa nel 1022, Rainulfo partì spesso dalla propria “base” per combattere per conto dei conti di Comino e di Guaimario di Salerno.

Rainulfo sposò Sichelgaita dei duchi di Napoli, vedova di Leone I Docibile duca di Fondi ma anche vedova del duca di Gaeta Giovanni IV che era morto nel 1002. Sichelgaita era nipote di Guaimairo V principe di Salerno e sorella di Sergio IV duca di Napoli.

Rainulfo fu, quindi, dal 1025 circa, duca di Gaeta.

Quando Sergio IV perse Napoli per mano di Pandolfo di Capua, nel 1029, Rainulfo, si schierò col principe di Napoli, ormai suo cognato, e contribuì in maniera determinante alla riconquista di Napoli da parte dello stesso Sergio IV.

Il territorio di Aversa che fino ad allora era stato “capuano”, fu dichiarato  “Contea”  nel 1030 e Rainulfo ne fu il suo “primo Conte”.

Quando ancora la cinta di mura andava a sostituire le palizzate e le siepi della prima fortificazione, Rainulfo ebbe la brillante idea di aprire l’asilo e di assicurare a chiunque venisse ad abitare nella città l’immunità e la sicu­rez­za di essere protetto dalla comunità, favorendo in tal modo una solle­cita crescita del primo agglomerato.

Riferisce Guglielmo Appulo:

«Si  viciniorum quis perniciosus ad illos

Confugiebat, Eum gratanter suscipiebant,

Moribus et lingua quoscumqe venire videbant

Informant propria, gens efficiatur ut una»

Più avanti si riporta anche l’invito rivolto da Rainulfo ai propri connazio­nali, affinché lo raggiungessero in una terra prodiga di amenità:

«Moenibus Aversa Rannulfus ab Urbe peractis

Ad Patriam misit Legatos, qui properare

Normannos  facerent; et quam sit amoena referrent

Appula Fertilitas; inopes fore mox opulentos

Divitibus multo, plus polliceantur habendum.

Talibus auditis et Egentes, et Locupletes.

Adveniunt multi; properat quo fasce tenetur

Paupertatis Inops; ac quaerat ut optima Dives»

In tal modo, accresciuta la forza militare e aumentata la popolazione, la città crebbe di un ulteriore anello, costruendosi le mura che ricalcano il tracciato delle attuali vie S. Nicola, S. Marta, S. Domenico, D. Cirillo.

Rainulfo , morta dopo pochi anni di matrimonio Sichelgaita, dopo un po’ di tempo aveva sposato una figlia del Duca di Amalfi (che secondo gli storici era Giovanni II, Manso IV o Giovanni III) e nipote di Pandolfo di Capua col quale si riconciliò.

Vennero, così, ad Aversa molti amalfitani, particolarmente “Scalesi” (abitanti di Scala). Ne sono testimonianza il quartiere della “Scalella” e la moneta che fu alla base dell’economia aversana dell’epoca: il “Tarì di Amalfi”.

Nella “fortezza” di Aversa i Normanni ospitarono molti loro “connazionali” tra cui, certamente, i primi Altavilla che, però, si spostarono quasi subito a Melfi da cui partirono per la conquista di tutta l’Italia Meridionale, fino alla Sicilia, da cui scacciarono i Saraceni eleggendo capitale del “regno normanno” l’antica Panormo ovvero Palermo.

Alla morte di Rainulfo, avvenuta nel 1047, il potere passò nelle mani di Asclettino II, figlio di Asclettino Quarrel Drengot (fratello di Rainulfo fondatore di Aversa). Questi fu il secondo  conte di Aversa.

Sua sorella Matilda sposò Umfredo d’Altavilla conte di Puglia imparentandosi “strettamente” con quella famiglia  Altavilla che già era lontana parente dei Drengot e che aveva trovato la prima ospitalità nella neonata Aversa di Rainulfo,  prima di spostarsi a Melfi che elesse a “capitale” dei suoi territori di conquista che, come si sa, furono estesi fino alla Sicilia liberata dai Saraceni.

Alla morte di Asclettino II la Contea fu assegnata da Guaimaro, Principe di Salerno, a Rodolfo Cappello, scatenando così una contesa con gli altri membri della famiglia, finché prese il potere il cugino Rainulfo II “Trincanotte” , figlio di Rodolfo, fratello di Rainulfo I.

Rainulfo II, però, fu sconfitto nello scontro con gli armigeri di Guaimario ed imprigionato. Ma la sua prigionia non durò molto, ben presto riuscì ad evadere e a scacciare Rodolfo Coppello divenendo, così, il terzo conte di Aversa. Solo per circa un anno in quanto morì nel 1048.

Ritornò, allora, Rodolfo Coppello che fu aspramente combattuto da Riccardo I, nipote di Asclettino II essendo figlio di un Rainulfo fratello, appunto, di Asclettino II.

Riccardo I, però, fu sconfitto ed imprigionato a Salerno. Una rivolta degli aversani convinse gli Altavilla di Melfi ad intercedere presso Guaimario di Salerno e fu liberato. Per la minore età di Ermanno, suo nipote e figlio di Rainulfo Trincanotte, cui spettava la successione alla guida della contea, fu prima nominato suo tutore e, alla sua morte, avvenuta nel 1049, gli successe quale quinto conte di Aversa.

Gli anni che videro al potere Riccardo I furono per Aversa di grande prosperità. Il conte decise che Capua doveva essere conquistata dalla genìa normanna e pose sotto un costante assedio la città longobarda mentre non trascurava di partecipare alle battaglie che vedevano i Normanni protagonisti nello scenario dell’Italia Meridionale.

Nell’anno 1053 Riccardo di Aversa comandava l’ala destra dell’armata normanna che, nella battaglia di Civitate sul Fortore, fece prigioniero il Papa Leone IX.

I Normanni mai trattarono da prigioniero il Papa, anzi, lo scortarono fino a Roma dove, tra gli altri privilegi, Leone IX concesse la Diocesi ad Aversa. Immediatamente, così, cominciò un’opera di ampliamento della chiesa di Sancte Paulum at Averze con una tecnica che, alcuni anni dopo, fu tentata a Venosa patria di Orazio, divenuta patria dei Normanni di Drogone della dinastia degli Altavilla, per la chiesa della Trinità. L’operazione, però, rimase “incompiuta” per la morte di Roberto il Guiscardo avvenuta nel 1085. Questa chiesa è ancora oggi conosciuta col nome di “Incompiuta” e ci rivela, appunto, la “tecnica dell’addizione” che era stata sicuramente applicata per l’ampliamento della cattedrale di S. Paolo.Immagine7

Nell’anno 1059, dopo un decennio di assedio, oltre a quinto Conte di Aversa, Riccardo I diventa anche primo Principe normanno di Capua. Dal 1063 è ricordato anche come Duca di Gaeta.

È sicuramente utile ricordare che Riccardo I sposò Fredesenda,  figlia di Tancredi d’Altavilla, matrimonio che segnava un importante collegamento con gli Altavilla allora impegnati nella conquista dell’Italia Meridionale.

Col matrimonio della figlia Limpiasa con Sergio VI, quindicesimo Duca di Napoli  dal 1082 al 1097, i Normanni di Riccardo I erano posti in un vasto “territorio amico” che comprendeva il Principato di Capua, il Ducato di Napoli e tutto il territorio di conquista dei Normanni Altavilla, partendo da Melfi.

Il figlio Giordano I ,già in tenera età, assunse il titolo di Duca di Gaeta mentre nel 1058 lo ritroviamo associato al padre quale Principe di Capua, succedendogli nel 1078, anno in cui, quindi, divenne il sesto Conte di Aversa. Giordano I sposò Gaitelgrima, figlia del Principe Guaimario di Salerno e Contessa di Nocera.

Come d’uso all’epoca , con i matrimoni si estendeva o si consolidava il potere su vasti territori: all’epoca di Giordano I,  i Drengot, fondatori di Aversa, avevano influenza su un territorio che andava da Gaeta, passando da Alife e Caiazzo, Capua, Napoli fino a Salerno con parentela forte con gli Altavilla di Melfi.

Giordano I morì nel 1090, probabilmente poco dopo che la cattedrale fosse stata ultimata.

Un fratello di Giordano, Gionata, lo ritroviamo Conte di Carinola nel 1093.

Un  Roberto  (figlio di un Rainulfo ) il cui nonno era Asclettino II,  è attestato dal 1086 al 1110 quale 1° Conte di Caiazzo e Sant’Agata dei Goti.

Il figlio di quest’ultimo fu il famoso  Rainulfo di Alife (detto anche “di Airola”) , forse nato nel 1093 e morto a  Troia  il 30 Aprile 1139, ricordato come  2° Conte di Caiazzo, Conte di Alife, Sant’Agata dei Goti, Telese (dal 1115 al 1139), ma investito del titolo di Conte sin da 1108. In fasi alterne fu anche Conte di Avellino, Ariano Irpino, Troia; Duca di Puglia (1137-1139).  Sposò Matilda d’Altavilla, figlia di Ruggiero I Conte di Sicilia. Fu un fiero oppositore di Ruggiero II d’Altavilla che, venuto in Campania nel 1135, anno in cui mise a ferro e fuoco Aversa, abbattendo parte delle mura e, poi, ricostruendole nello stesso sito, le dotò anche del castello che è il “cuore” del successivo castello ampliato dagli Aragonesi ed in cui soggiornò fino alla conquista definitiva di tutta l’Italia Meridionale che può dirsi “compiuta”, appunto, solo alla morte di Rainulfo d’Alife avventa nel 1139.

Ad Aversa, dopo Giordano I c’è la successione di tre figli di questi e di un nipote. Precisamente, Riccardo II, ricordato come terzo Principe di Capua dal 1090 al 1106 seguito dal fratello Roberto I, quarto Principe di Capua dal 1107 al 1120, brevemente (solo qualche settimana) dal figlio suo Riccardo III, ricordato come quinto Principe di Capua e da suo fratello Giordano II, ricordato come sesto Principe di Capua dal 1120 al 1127.

Quando nel 1135 Ruggiero II entra ad Aversa il potere è nelle mani del figlio di Giordano II, Roberto II, detto “di Sorrento”, che è ricordato quale settimo Principe di Capua, dal 1127 al 1135.

Nel 1135 finisce la dinastia dei Drengot con Roberto II che è fatto prigioniero ed accecato. Morirà in prigionia a Palermo nel 1156.

 

3 Commenti

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    6 Dicembre 2013

    Sarebbe fantastico poter insegnare nelle scuole la storia della nostra città

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