La Madonna di Casaluce e i “tremuoti”

Antonio Marino Quella della madonna di Casaluce e una storia singolare, sicuramente unica in tutto I’Agro aversano. E’ una storia non solo di dispute e di festeggiamenti ma, per  certi versi, anche di disastri e di lutti.
Se leggiamo, infatti, accuratamente tra le pieghe delle vicende nostrane, non possiamo non accorgerci che intorno alla sacra Effige di questa Vergine bruna (non a caso eletta dagli aversani loro “Patrona” il 4 maggio del 1772 e incoronata nel 1801) ha sempre ruotato tutto il bene e anche il male della citta.
Questo perche Aversa ha avuto una vita tutt’altro che serena, nel corso dei secoli, caratterizzata da un alternarsi di movimentati avvenimenti politici e segnata da un succedersi di calamità naturali, che hanno sempre spinto “istintivamente” la popolazione locale a  rivolgersi alia loro Protettrice… soprattutto nei momenti piu difficili, di maggiore necessita.
In modo particolare durante i terremoti o, come dicono i cronisti  nostrani, i “tremuoti” che hanno colpito la citta, causando spesso distruzione e morte,… oppure durante le alluvioni ed i periodi di carestia.

I tremuoti
Ad onor di cronaca, I’indimenticato terremoto del 23 novembre 1980 non è stato affatto il primo a farsi sentire nella nostra Aversa (e nella zona) ne tantomeno il piu violento. Ve ne sono stati altri, ben piu disastrosi, che hanno provocato (in passato) molte piu vittime e maggiori danni in loco interessando, piu d’una volta, I’intero complesso conventuale di Casaluce con l’annessa Chiesa e il sovrastante, slanciato Campanile… che ora non esiste piu.
Per citarne alcuni dei  piu significative tratti dalla cronaca d’epoca, riferiamo quelle distruttivo, abbattutosi sulla città nel 1349, che lo si ritenne una punizione divina (come del resto anche altri) per i misfatti della volubile regina Giovanna I, tristemente ricordata dalla storiografia patria.
E ancora, procedendo nel tempo, quelli del 1458 e del 1464 che interessarono fortemente la vicina Napoli, i cui riflessi catastrofici si fecero sentire anche in Aversa e nella vasta zona circostante.
Spaventoso -dicono le cronache- fu quello dell’8 settembre del 1506 che dette il primo scossone al sottile Campanile dei celestini, le cui lesioni furono subito rattoppate rafforzando il tutto.
Tremendo fu il “tremuoto” che colpi la citta il 5 giugno 1688 causando vittime ed ingenti danni. II sisma si verificò alle ore 21 di sabato, vigilia della Pentecoste, e fu tanto forte che gli aversani, impauriti, si precipitarono nelle
strade implorando la loro Vergine bruna che venne poi portata in processione… tra due ali di folia commossa.
Terribile -riportano sempre le cronache- fu quello che interessò nuovamente Aversa, alle ore 17,15 dell’8 settembre Del 1694… proprio nel giorno dedicato alla natività della Madonna.
II 14 marzo 1702, di martedi, un altro “tremuoto” con repliche successive colpì, alle ore 11,15 del mattino, la nostra citta che si raccolse tutta intorno alia sacra Icona della madonna di Casaluce facendo la veglia per un paio di giorni.
La citta, già scossa, ebbe a subire (alle ore 21 del 3 settembre 1706) i disastri di un nuovo terremoto che danneggiò anche il Campanile dei Padri celestini, che venne ristrutturato per la seconda volta.
Verso le ore 19,00 del 26 agosto del 1720, gli aversani fuggirono nelle strade e piazze cittadine per via di un altro terremoto, di forte intensità le cui repliche furono avvertite anche nei giorni che seguirono… mietendo il panico tra le locali popolazioni.

Undici anni dopo -stando sempre alle cronache- il martedi santo del 20 marzo del 1731 (alle ore 9,30) la terra tramò
paurosamente, per ben cinque minuti interminabili, e il fenomeno ebbe a ripetersi alle ore 13,30 del 29 novembre 1732 (di sabato), alla vigilia di S. Andrea apostolo.
II 6 luglio 1805 un fortissimo “tremuoto” con un cupo boato scosse dal sonno gli aversani, alle ore 1,00 di notte, causando molto panico. Alle prime lucl dell’alba soltanto, si potè fare il conto dei danni e delle vittime. In tale frangente risultò seriamente danneggiato, tra l’altro, anche il Campanile di Casaluce (ed era la terza volta) che,
nell’arco di poco piu d’un anno, venne quasi completamente ristrutturato e dovutamente rafforzato… anche col concorso delle offerte popolari.

Seguirono, per tutto l’ottocento, altri terremoti che hanno interessato la nostra Aversa solo di riflesso, come quelli del 1851 e del 16 dicembre 1857, che fecero registrare (a differenza di altri) soltanto lievissimi danni in città.

Quello del 1980
Tralasciando i movimenti tellurici che hanno continuato a far “dondolare” Aversa (di riflesso), dalla seconda metà dell’ottocento alla seconda metà del novecento, veniamo all’ultimo… in ordine di tempo… a quello del 1980.
La sua intensità è stata tale che, oltre alle vittime e ai danni causati, ha fatto letteralmente crollare il vetusto Campanile del complesso dei celestini danneggiando anche la Chiesta sottostante.
Un crollo “annunciato” date le condizioni del corpo di fabbrica, su cui erano cresciute anche piante di fico selvatico, che ha fatto da sepoltura ad una ignara famiglia ivi residente.
Va detto che nemmeno la Vergine bruna, in tale frangente, ha potuto far nulla… data la caparbia, reiterata trascuratezza umana… che, purtroppo, perdura ancora e non solo per le opere d’interesse pubblico.

Articolo a cura di Antonio Marino già pubblicato sul n.74 di “Nero su Bianco” e prima, in forma diversa, sul “Diario di Caserta”, anno 1980

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