Chiesa di Santa Maria degli Angeli

Claudia Becchimanzi Articolo tratto da Osservatorio Cittadino. Camminando per le strade della nostra città è possibile, guardandosi intorno, osservare splendide opere architettoniche, tacite ma manifeste testimoni di secoli di storia aversana. Molti di questi monumenti, purtroppo, vigono in stato di abbandono e, spesso, in pessime condizioni strutturali. La chiesa di Santa Maria degli Angeli, sita accanto alla torre settentrionale del Castello Aragonese,  ne costituisce un tipico caso; splendido esempio di barocco aversano, essa ha origini risalenti al Duecento per la presenza di elementi  romanici. Sita “extra portam Castri civitatis aversae”,  ospitava la congrega di S. Maria del Gonfalone e la tradizione ne attribuisce la fondazione a San Bonaventura.

Nel ‘500 si realizzò la trasformazione del suo impianto esterno ma solo nel XVIII secolo, in seguito alla trasformazione dello statuto della congrega, che coinvolse Francesco Solimena, assunse l’attuale aspetto barocco. Il maestro fu autore della straordinaria tela “La Madonna consegna a San Bonaventura il gonfalone del Santo Sepolcro” (1710). L’opera originariamente ubicata sull’altare maggiore, attualmente è  conservata nel Museo Diocesano della Cattedrale di Aversa.
La facciata ripropone alcuni elementi architettonici di ispirazioneSanta Maria degli Angeli COPERTINA borrominiana, quali l’ordine gigante di lesene che delimitano il prospetto concavo sormontato da un timpano curvo che sulla parte centrale è rialzato.
Il portale in pietra architravato è sormontato da un rilievo della Madonna del Gonfalone.
La trabeazione è interrotta da un ampio finestrone cieco e,  adiacente alla facciata, si erige il campanile a vela. L’interno, costituito da un’aula in cui si aprono cappelle laterali con altari policromi, è coperta da una botte unghiata. Interessanti motivi di stucco di matrice tardobarocca decorano il tamburo e l’intradosso della cupola, che all’esterno è ricoperta da un manto in laterizio.

La chiesa di Santa Maria degli Angeli è purtroppo uno dei casi di abbandono di opere d’arte e d’architettura, insidiata “dall’ignoranza, dal tempo, da ogni forma di degradazione”, un episodio di indifferenza verso il patrimonio culturale di una città che vanta un centro storico unico del suo genere, sia per l’impianto urbanistico sia per la presenza di rilevati opere architettoniche e artistiche.

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