Chiesa di Santa Maria a Piazza

Chiara AndreozziMichela Grassi

Articolo a cura di Chiara Andreozzi e Michela Grassi. Quando, nel 1022, Pandolfo IV concesse a Rainulfo Drengot ed ai suoi Normanni di “occupare” un territorio a Sud di Capua, le terre “in octabo” (da Capua) non erano una zona abbandonata alle paludi ma una fertile terra curata da laboriosi agricoltori. Lungo la strada che proveniva da Pozzuoli e passava davanti alla chiesa votiva di Sancte Paulum at Averze, proseguendo per la “platea” in cui si svolgevano “scambi commerciali” (un vero e proprio mercato) e in direzione di Capua, c’erano un palazzo-castello (oggi inglobato nel Seminario vescovile) ed una serie di ville e casali sparsi abitati da una comunità di diversa origine e razza: i bizantini e greci provenienti dalle terre sottoposte all’Impero romano d’Oriente e gruppi consistenti di ebrei che daranno origine alle Giudecche in tutto il Meridione, divenendo veri e propri punti di riferimento non solo religioso, ma anche mercantile. Accanto ad essi è da rilevare la presenza di arabi provenienti dalla Sicilia dominata dai musulmani e una colonia di amalfitani che si trasferì nei pressi di Santa Maria a Piazza dove si svolgeva già da tempo il Mercato pubblico[1].

Questo miscuglio di razze e culture non suscitava quei conflitti a cui noi oggi siamo abituati ma ad una fusione di interessi prevalentemente mercantili.

Il quartiere di Santa Maria a Piazza è quindi a prevalente vocazione commerciale, tale natura è ancora riconoscibile nello sviluppo urbanistico dell’area circostante che mantiene l’impronta dei centri mercantili medioevali. È in questo ambiente cosmopolita che sorse tra l’VIII e il IX secolo una Cappella (forse) votiva di cui possiamo ammirare la volta con “insoliti” simboli : una croce “cammata”, una sovrapposizione di due croci, una stella inscritta in009 simboli una circonferenza, una losanga ed una croce semplice che, Stelio Calabresi, aversano autore di numerose pubblicazioni di esoterismo, numerologia ed arcani misteri, ha così interpretato: Gesù (1° simbolo), figlio del Padre (2° simbolo), ha creato (3° simbolo) la terra (4° simbolo) e il cielo (5° simbolo). Pure la traduzione dei simboli non ci dice molto sulla dedicazione della cappella, sulla identità dei realizzatori né, quindi, sull’epoca di costruzione. Si può solo rilevare che essa era prospiciente l’antica strada su cui si affacciava la chiesa votiva di Sancte Paulum at Averze che ricordava il passaggio di S. Paolo nel suo viaggio da Pozzuoli a Roma.

Alcuni studiosi hanno interpretato il nome di Santa Maria de Platea come “Arx Munita” cioè rocca fortificata e dunque castello, mentre altri hanno sostenuto che il termine “Platea” indicasse la piazza del mercato di cui il nome sarebbe da riferire all’adiacenza di tale luogo.

pianta1L’impianto originale dell’antica chiesa, di solide forme romaniche, con la sacrestia “gemmata” dall’antica cappella (con i su descritti simboli), era a tre navate con la navata centrale coincidente con l’attuale accesso dalla piazza, caratterizzata da archi a tutto sesto che ne scandivano le campate e da finestroni a feritoia nonché dal campanile e dal battistero esterni alla chiesa. Nell’XI-XII sec. Santa Maria a Piazza fu ingrandita con una rotazione che portò l’asse di orientamento al “canonico” Est-Ovest occupando lo spazio compreso tra il battistero ed il campanile e realizzando la facciata principale dotata di tre portali di cui quello centrale reca il simbolo dell’Agnus Dei.

La copertura esterna delle navate ricorda le architetture amalfitane di epoca romanica con influssi arabi.

RILIEVO DI ALDO CECERE PER CONSUETUDINI AVERSANE

pianta 2

 

Non inganni la presenza dell’Agnus Dei sulla facciata facendo affermare che la “rotazione” fosse di epoca angioina: recentemente è stato rilevato che Roberto d’Évreux detto Roberto il Danese, dal 990 al 1037 fu politico e vescovo normanno di Rouen. Figlio didrengot Riccardo I di Normandia e della danese Gunnor, fu esponente della Dinastia Normanna. Suo padre lo mandò a tre anni all’arcivescovado di Rouen, principale istituzione religiosa del Ducato di Normandia. Alla morte del padre nel 996, gli succedette a conte d’Évreux. Questa doppia carica religiosa e laica di arcivescovo e conte, lo rese uno dei personaggi più potenti della Normandia, dopo il duca Riccardo II, suo fratello.

I Drengot, allora, che provenivano dalla Diocesi di Rouen, lo avevano come proprio Vescovo.

001 internoCon gli angioini, invece, la chiesa conobbe il suo massimo splendore arricchendosi di affreschi di scuola giottesca. Nel 1349, in seguito ai danni di un grave terremoto la chiesa fu completamente ristrutturata non perdendo le caratteristiche del suo stile.

Nel XV e nel XVI secolo ci fu un vero proprio stravolgimento del suo stile con l’erezione di altari barocchi. Nel 1715 il cardinale Innico Caracciolo, vescovo di Aversa, incorporò i beni della chiesa al Seminario, togliendo quindi alla chiesa di Santa Maria a Piazza il ruolo di parrocchia autonoma che manteneva da secoli e che recupererà solo nel 1934. Oggi vediamo la chiesa nuovamente nella sobria e solenne veste romanico-gotica in quanto ha subito un profondo restauro negli anni ‘60.

All’interno della chiesa sul lato sinistro troviamo 002 lastra tombale di Nicola SimonelloLa lastra tombale di Nicola Simonello, nobile aversano del XV secolo (datata 1450) in cui la figura del defunto è inserita in un arco gotico sorretto da colonne tortili, mentre a braccia conserte regge un cartiglio e, misti a decorazioni a tralci di vite, si notano i gigli della casa angioina.

003 fonte battesimaleIl fonte battesimale la cui parte inferiore è tardo antica (IV-V secolo),004 altare con Madonna e Bambino mentre quella superiore a forma di pagoda, è di cultura ottocentesca. A seguire, su un altare settecentesco, troviamo una Madonna e Bambino con caratteristiche simili a quelle degli affreschi quattrocenteschi della chiesa.

005 affresco Madonna in trono con BambinoVicino all’ingresso secondario c’è un affresco incassato nel muro di una Madonna in trono col bambino di ignoto pittore del’400.Prima di passare alla vera e propria zona absidale si evincono degli affreschi dove sono raffigurati una Crocifissione con S. Giovanni, mentre a destra è raffigurato un Papa Santo che regge a sua volta due immagini di Santi. Sulla destra un S. Antonio con il simbolo del giglio.

Nella zona absidale scorgiamo sulla parete sinistra una S. Lucia riconoscibile008 affresco Santa Lucia dagli occhi che porta in un’ampolla, occhi che nel martirio le furono strappati e che miracolosamente ricrebbero, firmata dal pittore del XV secolo Tommaso Cardillo di Aversa.

007 organo ingleseAl centro dell’abside un severo organo inglese009 affresco san Leonardo del 1850 e in alto un Cristo in croce, scultura in legno dipinto dell’800. Sulla destra c’è un affresco quattrocentesco con S. Leonardo, santo molto caro ai normanni (a riprova del fatto che la “rotazione” è opera dei Normanni), protettore dei prigionieri e per questo raffigurato con in mano dei ceppi.

Si può osservare un arco di trionfo che ha per base due colonne di spoglio (III – IV secolo d.C.) di diverso ordine. Al centro dell’abside si può ammirare l’interno della cupola con i suoi quattro pennacchi in tufo di supporto. Agli angoli della navata centrale dopo i restauri sono emerse colonne di spoglio rosa della primitiva chiesa romanica.

Usciti dal presbiterio notiamo un affresco raffigurante S. Cristofaro che trasporta un bambino sulle spalle attraverso un fiume di cui si intravedono dei realistici pesciolini. Sul primo pilastro a sinistra c’è un affresco di una Madonna con Bambino e Santi016 affresco Madonna con Bambino e santi con lunetta di Francesco Cicino di Caiazzo (XV secolo), imitatore campano del Pinturicchio. La composizione si presenta come una classica Sacra Conversazione rinascimentale con al centro la Madonna in trono con Bambino, mentre a destra si nota un Santo francescano e a sinistra un Santo vescovo. In basso la figura del committente e tre piccoli oranti.

017 Sant'Antonio abateAl di sopra c’è una lunetta con la SS. Trinità e la Vergine del rifugio di cui rimangono solo le mani e parte del manto con fedeli che chiedono protezione. Sul secondo pilastro affresco con S. Antonio Abate che rivela una discreta sapienza compositiva. Particolarmente si nota la finezza con cui è tratteggiata la barba del Santo eremita.

Nell’arco successivo una Crocifissione con Vergine e Santi (a sinistra S. Giovanni018 Crocifissione con Vergine e Santi Battista con la Madonna e a destra S. Giovanni Evangelista) del XIV secolo. Questa crocifissione per alcune caratteristiche formali (il blu scuro dello sfondo, gli angioletti ai lati del Cristo) è una delle testimonianze della diffusione della cultura giottesca in Aversa. La figura di Leone IX, fondatore della diocesi di Aversa, che ha la mano appoggiata sulla testa di chierico che regge un’ampollina.

La prima campata a destra dell’entrata principale è destinata a statue: una proto novecentesca di S. Anna e tre ottocentesche raffiguranti S. Ciro, S. Francesco di Paola e S. Alfonso Maria dei Liguori.

015 adorazione dei magiSulla parete destra della seconda campata unAdorazione dei Pastori: il pittore dotato di una buona tecnica compositiva e di una conoscenza di prima mano dell’arte fiorentina successiva a Masaccio, inquadra la consueta scena dell’Adorazione in un’architettura di sfondo del tutto originale. Archi a tutto sesto, pilastri con capitelli compositi e soprattutto quel bugnato a punte di diamante alle spalle di S. Giuseppe. Questo particolare consente la datazione dell’opera alla seconda metà del ‘400.

Nella terza campata l’altare dedicato a S. Giovanni con un cartiglio del 1430 con un’iscrizione a caratteri gotici ed un’epigrafe del 1538 affiancata da uno stemma con gallo e tre stelle.

A terra, sulla destra, lastra tombale della famiglia Portello del 1661, a sinistra014 crocifissione con madonna e angelo con ali multicolori quella di Leonardo Pagliaro del 1649. In una lunetta ad arco acuto troviamo una Crocifissione che è stata rinvenuta durante i lavori di restauro dell’affresco di una Dormitio Virginis.

Alla sinistra del Crocifisso è presente un angelo dalle ali multicolori che con una lancia nella mano destra trafigge un drago, mentre con la sinistra regge un pomo. L’allusione teologica rinvia alla missione di redenzione dal peccato originale, che si realizza con la morte di Cristo. Da notare che sul capo di Gesù manca la classica corona di spine.

Nell’antica sacrestia tutta affrescata (XIV-XV secolo) i restauri 010 affreschi interni antica sacrestia 012 affreschi interni antica sacrestia 013 affreschi interni antica sacrestia del dopoguerra hanno riportato alla luce diverse opere tra cui spicca una Madonna in trono con angeli musici di cui si apprezza in particolar modo il volto di un angelo con violino.

Sopra la parete dell’arco d’ingresso c’è un’Annunciazione inquadrata in architetture classicheggianti mentre nella parte superiore vediamo la figura di un evangelista affiancato da motivi decorativi.

Sulla sinistra un S. Michele Arcangelo e sulla destra una Crocifissione con la Madonna e la Maddalena al disotto della quale vediamo i 12 apostoli con l’aggiunta di S. Paolo al posto di Giuda e con Cristo al centro. Sulla parete destra dell’ingresso, al centro, la figura di S. Benedetto benedicente che mostra il libro della regola.

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