Aversa fondata nel 1022

Romualdo Guida

Quando  si vuole fissare una data storica, colui che si picca di essere uno storico (ma per esserlo bisognerebbe avere la cultura, per esempio, di un Professor Luciano Orabona!), deve ricercare Fonti, possibilmente, attendibili. È evidente, però, che molti documenti sono solo reperibili in esposizioni museali o in archivi di Enti civili ed ecclesiastici cui è difficile accedere. Per il passato molti studiosi hanno trascorso i migliori anni della loro vita in polverose biblioteche ed archivi. Spesso erano, però, proprio archivisti addetti ai lavori. Sono state, così, redatte numerose pagine di una storia che possiamo considerare più o meno attendibile. Anche se, come diceva Eduard Carr, bisogna sempre considerare il “punto di vista” dello storico, cioè da quale parte egli vede il fiume della storia scorrere.

Allora, per fissare una data più o meno certa della Fondazione 1022-1di Aversa, siamo andati a ricercare quanto riportato da diversi “cronisti” medievali che avevano vissuto in prima persona le vicende che narravano.

Intanto molte indicazioni le abbiamo condivise col Canonico Fabozzi che, nel 1770, fa un esercizio analogo a quanto da noi tentato.

Confrontando, quindi,  mediante la Istoria della fondazione del Fabozzi, quanto riporta l’Ostiense e la Cronaca di Giovanni Berardo, monaco del monastero di Pescara, che raccoglie incartamenti dello stesso monastero disponendoli in ordine cronologico, viene fissata la data dell’arrivo dei Normanni in Italia nell’anno 1016: «An. Ab Incarnat. Domini 1016. Normanni Melo Duce coeperunt expugnare Apuliam». Lupo Protospatario, poi, riporta: «Anno 1017. Descendit Turnychi cata­pa­nus mense Maji».

E la Cronaca Cavense, non discordando, aggiunge:

«1017. A Melo Duce Apulensium Normanni ad bellum contra Graecos conducuntur & in Asculo pugnatum est cum  ipsis, & Graeci imperati sunt».
«An. 1018. In Apulia proeliatum est cum Basilio catapano, & Melus Dux cum Normannis victor evasit»
.
«An. 1019. Melus Dux post multas victorias a Graecis propter suorum desidiam superatus est in Cannis; ipse sauciatus in brachio, et capite fugit ad Pandulphum Principem Capuae, et pergit in Teutoniam»
.

Sempre concordando, l’Ostiense riferisce come, battuto a Canne, Melo ripara in Germania, chiedendo l’aiuto di re Enrico.

1022-2Guglielmo Appulo, con Lupo Protospata afferma:
«An. 1020, descenderunt Saraceni cum Raica. Et hoc anno mortuus est ipse Amira, Melus Dux Apuliae».
La « notizia », accertata storicamente, è che Melo muore a Bamberga il 23 Aprile 1020. Se ne deduce che Melo, dunque, conduce i Normanni in Italia nel 1016 e, dopo strenue battaglie combattute in Puglia contro i Greci, muore in Germania nel 1020.

Morto Melo, Guglielmo Apulo ci riporta l’elezione del nuovo condot­tiero nella persona di Rainulfo Drengot:

«Egregium quomdam mox elegere suorum
Nomine Rannulfum, qui Princeps agminis esset
Cujus mandatis fas contradicere non sit»

Rainulfo, quindi, alla morte di Melo venne riconosciuto capo1022-3 da un buon numero di Normanni. Essi erano “accampati” presso Capua già dal 1019, e venivano utilizzati da Pandolfo per infastidire i suoi vicini come riporta Guglielmo Appulo:

«Principibus latii prior atque potentior ipse
Tunc erat, affines properant hoc Principe tuti
Devastare locos, hostesque viriliter angunt».

I Normanni con Dux Rainulfo chiesero al Principe Pandolfo di potersi insediare stabilmente in un territorio del Principato di Capua. Pandolfo suggerì: verso Sud. In direzione di Napoli, in modo da fare da “cuscinetto” tra i Capuani ed i Napoletani. In una prima istanza, presumibilmente nel 1021, si insediarono presso Ponte  a Selice. Venuto l’inverno i Normanni riscontrarono un certo disagio perché la zona, con le piogge, divenne paludosa e infestata da rane.
Come riporta Guglielmo Appulo, infatti:

«Cumque locum Sedis primae munire pararent
Undique densa palus, nec non et multa coaxans
Copia ranarum prohibet munimina sedis»

Nella primavera del 1022, quindi, Rainulfo condusse i suoi compagni in una zona ancora più a Sud. Non potendo insediarsi “ad Septimum” in quanto già occupata dal monastero di S. Lorenzo in cui c’erano monaci benedettini che, addirittura, avevano incontrato in Terra Santa durante il pellegrinaggio dell’anno 1001, si spostò “in Octabo” dove trovò la chiesa votiva di Sancte Paulum at Averze.Per colmo di grazia, anche un bel palazzotto abitato da un signorotto locale che, solo alla vista dei terribili guerrieri Normanni, dovette morire di paura o, forse più verosimilmente,  dovette morire praticamente scontrandosi con qualche spada o qualche freccia normanna.

Il palazzo occupato da Rainulfo era una costruzione in muratura di tufo che si 1022-4articolava su tre livelli: un piano seminterrato che era collegato con l’ipogeo di una cappella palatina dedicata a S. Benedetto, un piano terra dove erano due stanzette per gli alloggi della servitù, un’ampia stalla anche usata per il ricovero delle carrozze ed una sala per il deposito delle derrate alimentari. Al piano nobile erano collocate le stanze per l’alloggio dei signori e, nel soppenno il classico granile per la conservazione del raccolto annuale di grano.

Liberatosi così il palazzo, Rainulfo pensò bene che quella poteva essere la sua casa e che i suoi amici potevano ben accamparsi, per il momento, in un’area circostante che provvide a “fortificare” , in una forma semicircolare, con fossi ed alte siepi.
Di fatto, nel mese di Aprile 1022 FONDO’ AVERSA.

La vicina cappella votiva dedicata a S. Paolo distava pochi1022-5 metri dal palazzo-castello così da essere inclusa nella cerchia di mura che si andava a costruire in sostituzione delle prime protezioni fatte da fossi e siepi.

All’interno della cinta muraria i Normanni costruirono le prime case, in tufo e con i tetti di tegole in cotto e munite di una “presa” di terra per la coltivazione di ortaggi e frutta. Non mancava una stalla per il ricovero dei cavalli e per le bestie domestiche quali maiali, galline, oche ed altri animali destinati alla tavola dei padroni.

Fuori la cinta muraria c’erano sempre i borghetti che avevano trovato i Normanni ma che non toccarono, come nella loro tradizione, chiedendo solo che gli abitanti indigeni si unissero a loro per difendere il sacro suolo della nuova città. Anche concedendo l’asilo a gente di ogni razza e religione che volesse unirsi a quelli che saranno chiamati Aversani.

Tutti questi avvenimenti, ovviamente, si svolgevano con la lentezza dei tempi. È evidente che per far sì che un messaggio giungesse da una città all’altra, anche con cavalieri veloci, potevano trascorrere uno o più giorni. Oppure che, mentre si organizzavano gruppi di guerrieri, anche solo per una veloce incursione, occorrevano settimane.  La vita della città veniva dettata dai tempi dell’agricoltura  che, in queste terre, dava anche quattro raccolti all’anno nonché dall’allevamento che, come ci ricorda il “ciclo del maiale”, è di circa un anno. Quello che noi, quindi, raccontiamo in un” amen” era sicuramente il “prodotto” di tempi più o meno dilatati.

Così, il fatto che  Pandolfo di Capua  da tempo era impegnato in scaramucce per la supremazia del territorio che contendeva al Duca di Napoli Sergio IV significa che “per alcuni anni” la contesa era in atto.  E che Pandolfo era riuscito persino a cacciare l’avversario dalla sua città ma, dopo poco, Sergio era riuscito a rientrare a Napoli, significava che l’azione si era svolta in “alcuni anni”. Da più Fonti si vuole che Pandolfo avesse scacciato da Napoli Sergio nell’anno 1024. Allora l’affermazione:  “appreso che i Normanni si erano insediati in un territorio tra Napoli e Capua, ad otto miglia da Capua, Sergio pensò bene di incontrare Rainulfo cui offrì in moglie sua sorella Sichelgaita che era rimasta vedova per la morte del coniuge Conte di Gaeta” è probabilmente riferibile ad una data che può essere collocata tra il 1025 ed il 1026 .

Il fatto che l’ultra quarantenne Rainulfo accettò di buon grado e, quindi, si sposò diventando cognato di Sergio, richiese almeno alcuni mesi. Le Fonti concordano che la riconquista di Napoli da parte di Sergio IV avvenne nell’anno 1027. È in questa riconquista che il “parente” Rainulfo “aiutò” Sergio.  Fu così che Sergio, signore anche dei Casali che erano nella Terra di Lavoro, decretò che questi versassero i tributi alla neonata Aversa (ormai patria 1022-6della propria sorella). Per assicurarsi, poi, che Aversa potesse preservarlo dagli attacchi di Pandolfo di Capua, invitò Rainulfo a cingere la città di adeguate difese e nominò Conte il cognato. Automaticamente Aversa divenne una Contea. Correva l’anno 1030. La data è confermata da Fonti anche se qualche studioso, addirittura, farebbe ascendere la nomina di Rainulfo a Conte all’anno 1029. La cosa sarebbe anche plausibile se pensiamo che la riconquista di Napoli avvenne nel 1027.

Insomma, non con un “documento” ma  con la certezza del RAGIONAMENTO basato su date più o meno certe dedotte da più Fonti, possiamo affermare che

AVERSA FU FONDATA NEL 1022 E FATTA CONTEA NEL 1030

Fonti Storiografiche:
– Lupi Protospatari Chronicon, in M.G.H., Scriptores, V, a cura di G.H. Pertz, 1844,
– Leone Ostiense, Chronicon monasterii Casinensis, a cura di G. Wattenbach
– Storia de’ Normanni di Amato di Montecassino, a cura di V. de Bartholomaeis, Roma 1935 (con “Le gesta di Roberto il Guiscardo” di Guglielmo Apulo e “Roberto I e Roberto il Guiscardo” di Goffredo Malaterra anche nelle edizioni di Ciolfi Editore-Cassino)

 

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